Canova e le Tre Grazie

di Gianluigi Chiaserotti *

Oggi sono 200 anni dalla morte di Antonio Canova, che era nato nel 1757.

Scultore, tra i maggiori artisti del neoclassicismo europeo, ebbe il favore di Papi e di Napoleone ed esercitò un grande ascendente sulla scultura del tempo.

Compì i primi studi fra Asolo e Venezia ove scolpì l'”Orfeo ed Euridice” (1773), il “Dedalo e Icaro” (1779, Venezia, Museo Correr), e l'”Apollo” (1779), opere ancora a carattere berniniano.

Nel 1779, il Canova si recò a Roma e vi si stabilì.

Nel 1783 eseguì il monumento a Clemente XIV [Giovanni Vincenzo Ganganelli (nato 1705), 1769-1774] (Roma, Basilica dei SS. Apostoli), prima opera a chiara impronta neoclassica, nella quale ridusse il movimento insieme berniniano in uno schema geometrico che applicò anche al monumento a Clemente XIII [Carlo della Torre Rezzonico (nato 1693), 1758-1769] (Roma, Basilica di San Pietro), ultimato nel 1792.

Contemporaneamente il Nostro scolpì l'”Amore e Psiche” (Parigi, Louvre), che documenta un sempre maggiore interesse dell’artista per l’antico, espresso anche nelle opere successive (Monumento Emo, 1792, Venezia, Museo Navale; “Adone e Venere”, 1795, Ginevra, villa Fabre ad Eaux-Vives; “Ebe”, 1796, Berlino).

Nel 1802, Antonio Canova si recò a Parigi, e ciò per scolpire il “Ritratto di Napoleone”, e, nel 1805, iniziò il “Paolina Borghese raffigurata come Venere vincitrice” (1808, Roma, Galleria Borghese).

Nel 1813 terminò la “Venere Italica” (Firenze, Palazzo Pitti) ed il gesso delle “Tre Grazie” (il marmo è di tre anni dopo; San Pietroburgo, Ermitage).

Tutte opere in cui l’arte canoviana raggiunge il massimo di astrazione formale e di voluta freddezza.

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