Carlo Goldoni a 230 anni dalla morte

di Gianluigi Chiaserotti

Cade in questo mese di febbraio, esattamente il 6, il duecentotrentesimo della morte di Carlo Goldoni (1793), che era nato a Venezia il 25 febbraio 1707.

Il nostro fu uno degli autori teatrali più noti ed importanti della Storia della Letteratura Italiana.

Carlo Goldoni è stato, senza dubbio, un uomo appassionato, mosso certamente da un grande ingegno, ma anche tormentato da due nature contrapposte: la necessità di pace e di stabilità da un lato, quindi l’assoluto desiderio di viaggiare, di conoscere, di fare dall’altro lato.

Codesta personalità ha portato a raggiungere risultati importantissimi nell’ambito del teatro settecentesco che esce riformato, come vedremo a breve.

Ma l’esistenza del Nostro poi ruota intorno a Venezia, sua città natale, che, nel XVIII secolo si trova ad affrontare una profonda decadenza.

Carlo Goldoni, come detto, nacque a Venezia da padre medico affettuoso e piuttosto inquieto, inquietudine che caratterizzerà anche la personalità dell’autore.

Seguì il padre a Perugia, poi a Rimini, iniziando gli studi di filosofia, ma che l’annoiavano terribilmente.

Infatti, sin da ragazzo, la passione per il teatro è forte ed innata, tanto da indurre il Goldoni ad allontanarsi da Rimini per seguire una compagnia di attori.

La sua vita prosegue attraverso momenti di grande instabilità in cui alterna fughe e vagabondaggio allo studio della filosofia e della giurisprudenza.

Ma la svolta della sua vita fu quando, trovandosi a Genova, entra in contatto con il capocomico del teatro veneziano di San Samuele.

Al suo seguito il Goldoni si trasferisce nuovamente e stabilmente in Venezia e cominciò a produrre ed a comporre le prime opere teatrali.

Ma fu un periodo ancora inquieto dove alternò l’attività di scrittore a quella di giurista ed ai vecchi studi intrapresi (studi che gli vennero dall’avo, Notaio).

Fu il 1748 un anno fondamentale nella vita del Nostro. Infatti sottoscrisse un contratto con Girolamo Medebach (1706-1790), noto impresario del teatro Sant’Angelo di Venezia, e Carlo Goldoni divenne scrittore professionista, legando indissolubilmente il suo lavoro al gusto del pubblico teatrale.

Negli anni successivi il Goldoni ha esperienze in altri teatri e collaborazioni con altri impresari, ma il fondamento della sua opera fu senza dubbio la riforma del teatro.

Fino al Goldoni i testi teatrali non esistevano.

Erano canovacci basati su di una mera improvvisazione.

Il suo disegno di riforma contrastava nettamente con la tradizione teatrale italiana, fondata appunto sull’improvvisazione del testo ad opera degli attori stessi, partendo da un canovaccio, spesso scarno e generico, fornito dall’autore o dal capocomico.

Infatti Carlo Goldoni maturò la volontà di stendere il testo nella sua completezza, in modo da poter costruire lui stesso il carattere e lo spessore psicologico proprio dei personaggi e portare in scena la rappresentazione della realtà sociale, e non la caricatura di essa filtrata attraverso gli stereotipi delle maschere della commedia dell’arte.

La prima commedia scritta interamente fu “La donna di garbo”.

Il Goldoni scrisse testi non certamente aulici e pomposi come quelli del teatro aristocratico e del melodramma.

Il linguaggio è schietto, rapido, viene utilizzato molto spesso il dialetto e non in funzione caricaturale.

Vengono, come detto, abolite le maschere che rappresentano ognuna un tipo prestabilito ed i personaggi hanno modo di mostrarsi attraverso le sfaccettature psichiche.

Così anche una commedia, in codesto modo, nasconde degli echi drammatici.

In una storia allegra e buffa vengono ad inserirsi dei conflitti interiori nei protagonisti e l’individuo riesce così ad essere caratterizzato pienamente in tutte le sue sfaccettature.

Carlo Goldoni trascorrerà gli ultimi anni della sua vita a Parigi, morendo in assoluta povertà.

Numerose sono le commedie di Goldoni come “Il Servitore di due padroni”. “La vedova scaltra”, “La bottega del caffè”, “Il Campiello”, “I Rusteghi”, “Il bugiardo”, “La famiglia dell’antiquario”….

Ma voglio concludere questo breve ed incompleto pensiero su Goldoni, analizzando il personaggio della sua forse migliore commedia “La locandiera”.

Il personaggio di Mirandolina, la protagonista, risulta come una sintesi di astuzia femminile, ma anche di concretezza borghese: lucida, sicura, padrona di sé e capace di ottenere quello che vuole, calcolando, con astuzia, ed a dovere ogni singola mossa (dopo tanti tentativi di approcci, infatti sposerà Fabrizio, il cameriere della sua locanda).

Il mondo di Goldoni offre certamente ancora un immenso repertorio di tipi, di figure umane e situazioni comiche da esplorare, e di grande attualità.

E’ un serbatoio, oserei dire, inesauribile di idee che non possiamo non continuare ad approfondire e studiare.