“Dio è morto” disse Zarathustra

di Stefania Romito
 
Zarathustra disse: “Dio è morto”. Ma è veramente così? Sarebbe auspicabile che fosse così? Di certo per l’uomo cammello nicciano la risposta è “Sì”.
Ma perché Nietzsche fa questo annuncio? O meglio, perché Nietzsche fa fare a Zarathustra questo annuncio? E perché proprio a lui?
Innanzitutto bisogna capire chi è il Dio del quale si annuncia la morte. Un Dio che sarebbe da scrivere con la “d” minuscola poiché nulla ha a che fare con il Dio cristiano, il Dio teologico. Il dio nicciano va oltre la religione, oltre ogni credo cristiano, ma soprattutto va oltre ogni dogma.
Il dio nicciano è il dio della paura. Distruggere dio per Nietzsche significa eliminare il mondo favolistico, il mondo degli antivalori che la cultura occidentale ha costruito attraverso le epoche passando per Socrate, Platone, Cartesio, Hegel… i positivisti. Una decostruzione che si è attuata rovesciando i valori vitali e innalzando quelli antivitali.<br>L’Occidente, ci dice Nietzsche, ha edificato se stesso negando il dionisiaco (l’aspetto immanente dell’esistenza) raccontandosi la “favola” della razionalità, della virtù, dell’apollineo, delle religioni di Dio come guida rispetto al dionisiaco, rispetto alla lacerazione del mondo e della vita. L’Occidente si è raccontato una favola in cui le civiltà si sono evolute, ma questa evoluzione è stata castrante poiché è avvenuta sacrificando la libertà più profonda. Quella abissale. Il mondo “vero” è stato distrutto e al suo posto è stato edificato un mondo apparente che serve per reggere la durezza del vivere. Dio è una produzione della paura.
L’uomo ha paura e crea dio.
La paura rende gli uomini facilmente governabili. E quando si ha paura si cerca protezione. L’Occidente ha creato una narrazione del mondo favolistica all’interno della quale gli uomini devono essere protetti. Questo mondo apparente, però, ha finito per sostituire il mondo vero. L’uomo mediocre, l’uomo intimorito vive il mondo apparente. Questo per Nietzsche è l’uomo cammello che porta sulle spalle il peso del fardello. Per questo procede lento e con la testa china. Lui vive subendo la vita. L’apollineo lo porta a razionalizzare la vita in maniera artificiale ponendolo all’interno di un reticolo di schemi di obbedienza. Il cammello è la condizione dell’uomo che vive con uno spirito di abnegazione ma anche di rinuncia, perché di fronte al mondo, al dionisiaco lui ha avuto paura.
Ha accettato il mondo, negando il mondo.
Ma Zarathustra non solo annuncia che dio è morto. Annunciando la morte di dio, annuncia l’avvento dell’oltreuomo. Come passa, il “trasformato”, dalla condizione di cammello a quella del superuomo? Bisogna passare da un processo che permetta di superare il nichilismo passivo, vissuto dall’uomo cammello, approdando al nichilismo attivo mediante la trasformazione in leone. Il cammello può diventare leone aggredendo la vita, ossia affrontando il drago, il dionisiaco, l’abisso… il destino. La vita, con il suo carico di dolore – gioia – dispiaceri – sublimità, va accettata. Ma serve la forza e il coraggio del leone. La vita è nulla e tocca a noi interpretarla. Il cammello rinuncia a interpretarla e accetta l’interpretazione di chi dà un’interpretazione del nulla. Ma se non si vuole accettare l’interpretazione del nulla, bisogna farsi leoni e uccidere il falso dio.
Il leone, però, non è l’ultimo stadio della metamorfosi, perché il leone deve trasformarsi in colui che accetta l’uccisione di dio e che si fa dio creando se stesso e il mondo intorno a lui, elevandosi al di sopra dell’abisso.
Ed è proprio qui che si ravvisa la genialità di Nietzsche – Zarathustra nell’affidare al bambino il terzo stadio della metamorfosi che consente di accedere alla condizione del superuomo. Il bambino è un flusso biologico e dionisiaco. Il bambino si fa dominatore del caos. In questa libertà c’è creazione, c’è il divino. Il bambino contrappone una visione del mondo che è sua e che gli adulti tendono a distruggere. Il bambino ha plasmato il mondo in base al suo desiderio, in base alla sua volontà di potenza creatrice. Un Dio creatore che si contrappone alla condizione cammello dell’adulto che accetta le convenzioni normalizzanti della realtà.
L’oltreuomo sarà tale se recupera la trasformazione cammello-leone-bambino.
Il superuomo nicciano ha lo spirito creatore del bambino. Plasma i mondi poiché è volontà di potenza creatrice. Una volontà di potenza creatrice che crescendo si perde poiché si diventa sempre più razionali. Assorbiti da una razionalità utilitaristica. “Faccio quello che mi è utile”. Ma quello che è utile, è una visione molto “cammello” della vita. Perché quello che è utile, potrebbe non corrispondere allo spirito di creatività, di libertà, di plasmazione del mondo.
Ma c’è ancora una questione da chiarire. Perché Nietzsche affida proprio a Zarathustra il compito di annunciare la morte di dio (ossia la morte dei valori antivitali) e l’avvento del superuomo (ovvero dell’uomo nuovo)?
Zarathustra era stato il primo profeta ad aver parlato di morale, quella stessa morale che secondo Nietzsche aveva causato la distruzione dei valori vitali. E visto che fu proprio Zarathustra ad aver “inventato” la morale, è ragionevole supporre che fosse anche il primo ad essersi accorto dell’errore. Nietzsche, quindi, affida proprio a Zaratustra, l’inventore della morale, il compito di tornare al mondo per dire che quella morale fu una favola, un errore vitale – antivitale (vitale per una vita da cammello, ma antivitale perché ha ucciso il dionisiaco). Che quella favola, quel dio (falso) è morto e sta per giungere l’uomo nuovo.
L’uomo nicciano si trova sotto un arco che è l’attimo che noi viviamo. Da questo arco partono due strade: una che va avanti (il futuro) e una che va all’indietro (il passato). Queste due strade non si incontrano mai, ma sono strade eterne che, pur non incontrandosi mai, si influenzano reciprocamente. Nessun uomo le ha mai percorse eternamente tutte.
Noi uomini siamo in questa visione di mondo circolare costretti a camminare in una vita della quale non vedremo mai la fine e nessun fine.
Il nano di Zarathustra ci ricorda che è nella circolarità che c’è la verità. Che nella linearità c’è l’illusione, la menzogna, l’inganno. Questa visione di tempo circolare è l’eterno ritorno, il più abissale dei pensieri di Nietzsche. L’eterno ritorno, insieme alla morte di dio e alla volontà di potenza, è la prospettiva in cui deve vivere il superuomo.
«Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione – e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!».
Il superuomo è felice perché ha capito che la sua patria è la terra, che il suo mondo è il sangue, il corpo, la mente, il dolore. Il superuomo è colui che non fugge, che si farà fanciullo, che si farà Dio, che si farà volontà di potenza creatrice.
Che sarà talmente forte da accettare l’eterno ritorno del sempre uguale. Un ritorno del sempre uguale che gli consente di essere autenticamente libero. Padrone della propria vita e creatore della propria immanente felicità.