Forse il problema c’è

di Pierfranco Bruni

Il problema non è detto che non ci sia. Due negazioni fanno una affermazione. Oppure una divagazione. Ma non si sa neppure se il problema c’è. Ammesso che ci sia. La strategia del sistema del mondo non può essere considerata come dialettica. Il tempo non è dialettica. È un fatto in divenire. Soltanto se lo osserviamo in divenire, oppure in transizione da istante a istante in passaggio, può dare la visione dell’apparire. Tutto ciò che appare è fenomeno. La fenomenologia dello spirito è lo scavo interiore di una metafisica sottratta all’abisso del sottosuolo e condotta a compararsi con il logos o meglio con la regione del pensiero. Non è detto però che la ragione abbia sempre un pensiero. Potrebbe avere un linguaggio ma non un pensiero. Una contraddizione di fatto e di fondo che si può imporre come espressione ontologica e da qui ad una dimensione escatologica il passo è breve anche quando ci si trova sotto uno stellato cielo kantiano. Si arriva a tale cielo perché troppo si è vissuti nella caverna reale e apparente del Platone in cui le crepe sono illuminazione illuminante e non luce ad impatto. Perché si diventa rivoluzionari? Perché si è condizionati troppo dal servo che obbedisce e nel momento in cui comprende che c’è anche il sistema della libertà bisogna abbandonare l’assurdo dell’abisso e risalire la superficie del reale, ragione, razione. Ma non è detto che ciò sia una verità. È lo spirito, fenomenologico, che, alza i cuori, innalza, e rende l’anima navigabile ai naviganti e traversabile per gli attraversatori dell’estetica non sottomessa. Qui è il problema. Saremo capaci di essere individui liberi. Singoli liberi che potranno fare la comunità? Questo è un problema? Forse il problema c’è.