Il nuovo libro di Andrea Verrocchio “Pescara 1566 la battaglia dell’Aterno”

di Gianluigi Chiaserotti

“Pescara 1566 la battaglia dell’Aterno” è l’ultimo romanzo storico del giovanissimo, e di già foriero scrittore abruzzese (anche di racconti, premiati in diverse assise letterarie) Andrea Verrocchio.
La base, ma anche il filo conduttore del racconto è la battaglia c.d. “dell’Aterno” del 1566 tra gli ottomani e l’esercito del Regno di Napoli, in cui gli orientali tentarono un assalto della nostra Penisola dalla zona del Mare Adriatico che si estende da Pescara (l’antica Piscara) e fino a Termoli (l’antica Termele).
E’ l’anno in cui ascese anche al trono di San Pietro, il domenicano Antonio Michele Ghisleri (nato nel 1504), che assunse il nome di Pio V (1566-1572).<br>Gli ottomani furono respinti e soprattutto non riuscirono a prendere le Isole Tremiti.
Sono fatti che fungono da prodromo, grazie alla lungimiranza del Sommo Pontefice San Pio V che creò la Lega Santa, alla splendida, storica e fondamentale battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571.
Andrea Verrocchio, in uno stile fluido e molto articolato, narra la storia di un’amicizia tra Tancredi, commerciante pescarese cattolico, ed Omar, turco e mussulmano, tra le mura dell’antica cittadella di Pescara.
«Una minaccia imperversa sulla costa adriatica. Due giovani amici si trovano costretti a diventare nemici sullo sfondo della guerra.», così è giustamente riportato nella quarta di copertina, ed è il vero contenuto del romanzo.
Il filo conduttore si articola poi, con vera originalità, in svariati quadri, che potrebbero tranquillamente essere ciascuno una narrazione a sé stante, soprattutto per le dotte e precise digressioni storiche (su luoghi e personaggi), artistiche, descrittive e di costume dell’epoca, corredate da ampie note esplicative.
Il Verrocchio è altresì (e lo si nota tra le pagine del romanzo) un fine cultore di quella saggia ed autorevole Signora, oggi alquanto trascurata ed abbandonata.
Mi riferisco alla Storia, rappresentata, sin dai tempi antichi, dalla musa Clio.
Poiché se è vero, come è vero, che la Storia è “magistra vitae” (di ciceroniana memoria), appare evidente che la stessa, come tanti saggi maestri, è oggi tenuta in scarsa considerazione e, comunque, ben poco, per non dire affatto, vengono apprezzati e messi in pratica i suoi insegnamenti.
Ed invece nel romanzo c’è tutto codesto.
Dobbiamo quindi essere grati al Verrocchio per questo suo inizio di una proficua carriera di scrittore, di narratore e di vero, ed autentico storiografo.