Ippolito Nievo

di Franca De Santis

Le Confessioni del Nievo rappresentano forse la più completa autobiografia del Risorgimento.

D’all’estinguersi della società feudale all’irrompere delle speranze rivoluzionarie, dallo sfacelo delle istituzioni oligarchiche all’innalzamento degli “alberi della libertà”. dalle delusioni giacobine alle promesse napoleoniche, dalle fiammate carbonare alle conquiste liberali, dai segreti delle congiure ai miti delle battaglie tutto il quadro dell’Italia nuova balzava con evidenza con spontaneità e senza retorica dal lungo racconto del futuro colonnello garibaldino, esponente della dura, ostinata e coraggiosa borghesia veneta

Quando Eugenio Checchi presentò il libro alla gloriosa casa Le Monnier (era il 1867 a sei anni dalla morte dell’autore e a nove dalla sua stesura) l’editore accettò di pubblicarlo alla sola condizione di mutare il titolo in quello di Confessioni di un ottuagenario perché il pubblico non avesse a temere una delle solite <<pappolate>>  patriottiche di un reduce dalle patrie galere o di un candidato alla deputazione.

Ma la cautela dell’intelligente editore fiorentino era di troppo: l’opera non attingeva né idee né forme dall’inesauribile repertorio del nazionalismo e non indulgeva minimamente a quegli ideali di mistica grandezza che il mazzinianesimo e il garibaldinismo  avevano diffuso in tanta parte della gioventù italiana identificando l’idea dell’indipendenza con una specie di redenzione di trasfigurazione

Uomo di sinistra come allora si diceva di formazione liberale e repubblicana di devozione e di ispirazione mazziniana uno dei più giovani combattenti del 49 avverso a tutte le convenzioni e le superstizioni della vecchia società del ancien règime della nobiltà tradizionale cui apparteneva per il ramo materno il Nievo non si lasciò tuttavia incantare dai simboli del garibaldinismo di maniera e nelle sue stesse lettere agli amici offrì della spedizione dei Mille  una  rappresentazione piena di bonomia di indulgenza e spesso di sorridente ironia gli amori

Gli amori garibaldini : si era chiamata non a caso una raccolta di poesie, spunti e appunti lirico- umoristici che il Nievo aveva abbozzato fin dal 59 in base alle proprie esperienze di volontariato nella campagna del generale a Varese e a San Fermo. Con  spunti appunti lirico umoristici si era già in un clima alieno da ogni retorica e da ogni verbosità capace di ridimensionare uomini ed eventi su un metro  di cordialità e quasi di comprensione umana ammiccante e perfino maliziosa

La vicenda del protagonista delle confessioni riassume tutte le esperienze del Risorgimento comprendendo nel suo arco tutti i trionfi, le sconfitte, le amarezze, i disinganni e le illusioni di quel periodo ma in modo tutto suo distaccato e quasi malinconico mai oratorio mai ammonitorio,  mai catechistico.

Le vicende del Conte Carlo Altoviti si confondono con quelli dell’Italia, le vicende private si immedesimano con gli ideali sociali, le questioni d’amore con quelle di patria le querelles familiari con le dispute regionali ed ecco il segreto del libro: quel sapore intimo che ne spiega il perdurare e anzi crescente fascino ha oltre la morte  del suo autore, quella morte che è essa pure così silenziosa e così discreta sul piroscafo Ercole incaricato di portare i documenti contabili della spedizione dei Mille a Torino è naufragato nelle acque di Ischia con tutto il carico delle sue speranze e dei suoi segreti

la generazione che si avvicinò al romanzo di Nievo al Risorgimento concluso, a unità raggiunta vi trovò lo specchio di molti dei suoi sogni delle sue fantasticherie dei suoi ardori un pò l’albero genealogico della famiglia un pò il libro d’oro degli antenati un po il diario segreto della gioventù un pò il bilancio della maturità

Quel castello di Fratta in cui l’azione  si muove e si ambienta e che domina tutto il seguito del racconto dandogli un colore elegiaco e crepuscolare, quel castello apparteneva in qualche misura a tutte le famiglie dell’aristocrazia decaduta della nobiltà provinciale dei notabili di un tempo, dei privilegiati declassati e sopravvissuti con la sola forza della tradizione e con la sola difesa del decoro la stessa fine della Repubblica di Venezia che aveva ispirato le Lodi animose e infiammate del Foscolo appare nelle pagine del Nievo in una prospettiva quasi mitologica in uno sfondo lirico e quasi malinconico che smorzava le velleità di vendetta e uccideva le tentazioni commemorative

Le avventure politiche di Carlo Altoviti sono, a elencarle tutte, quasi incredibili: studente liberale a Padova, ribelle all’imposizione di Campoformio, ramingo per l’Italia occupata, volontario nella Repubblica partenopea, prigioniero dei sanfedisti combattente in Genova assediata, congiurato della restaurazione militante nell’esercito di Guglielmo Pepe, condannato ai lavori forzati transfuga per il mondo quasi a incarnare il simbolo dell’emigrazione italiana rispecchia nelle sue azioni tutto ciò che il Risorgimento realizzò e tutto ciò che si illuse di realizzare realtà e sogni.

Eppure in una vicenda che rischiava di essere così prolissa così artificiosa e macchinosa il Nievo porta una nota di discrezione di distacco e quasi direi di pudore che fuga le ombre della retorica e all’eloquenza sostituisce il l’humour, all’oratoria la caricatura, al falso sublime la semplicità di un racconto

Conformemente alla tecnica classica del romanzo storico secondo la logica di quegli intrecci affascinanti e inquietanti che costituivano il segreto del romanticismo Nievo accettò di alternare le illusioni patriottiche con le disperazioni amorose, le battaglie del braccio con quelle del cuore ma più abile e più sincero dei suoi predecessori arrivò a  disegnare nella Pisana un tipo ideale di donna in cui la generazione non più romantica si riconoscerà con abbandono e con entusiasmo. Pur attraverso una serie di colpi di scena immaginosi  e rocamboleschi, liberazioni guarigioni, fughe la Pisana mantiene in ogni momento una umanità peccaminosa e capricciosa, disinvolta e sincera, che, fuori di ogni sottinteso moralistico ne idealizza e ne trasfigura l’azione.

Senza contare che il Nievo nella sua rievocazione fantastica delle vicende passate non dimenticherà il cambiamento di spirito che si verificò in Italia dalla generazione dell‘Ortis e quella dei Promessi Sposi e dopo il ritorno dell’eroe dalle imprese napoleoniche risolverà la sua tumultuosa passione per la Pisana in un incontro che ha tutte le stigmate della provvidenza borghese della nuova fatalità laica quello con la mite e mansueta Aquilina anticipazione dell’Italia di domani .

Tutto il segreto del libro sta qui nel dissolvere passioni e illusioni in una misura di umanità e di equilibrio, nel rifiutare ogni ideale di eroe fantastico e invincibile messia o conquistatore .