“La colonna infame” premiati i ragazzi di Burgio (AG) alla IV edizione Premio Letterario Terra dei Padri.

Il tema della legalità oggi è assolutamente centrale per le sfide che siamo chiamati a combattere, a cominciare dalla lotta per una società più giusta e democratica, in cui tutti i cittadini siano uguali di fronte allo stesso sistema di diritti e doveri . In tal senso, la classe terza dell’Istituto A.G Roncalli di Burgio nel corso dell’anno scolastico in occasione dei 150 anni di Alessandro Manzoni ha voluto focalizzare e approfondire il tema della Giustizia attraverso la letteratura, in particolare con la Storia della Colonna Infame, una storia che ha fatto luce su una vicenda oscura che, nei capitoli31 e 32, veniva accennata ma non approfondita, una storia del 1800, che evidenzia l’errore commesso dai giudici e l’abuso di potere che calpestò ogni forma di buon senso e di pietà umana. Si diffuse, infatti, la convinzione che la peste a Milano avesse un origine dolosa: si scatenò la psicosi collettiva e la caccia ai presunti responsabili. I due presunti untori furono arrestati, torturati e portati in galera. Perquisita la casa di uno di loro, gli inquirenti trovarono e sequestrarono strani liquami considerati pestilenziali atti a prolungare e diffondere la peste. Entrambi perseguitati dagli inquirenti e sfiniti da continue torture cedono alle promesse dei giudici che assicurano la libertà, qualora denuncino altri complici, ma i giudici sentenziano la condanna a morte dei due principali imputati. Viene eretta una colonna con un’iscrizione latina che dovrà ricordare a tutti coloro che la guardano, l’infamia dei propagatori di peste.
Nelle mani di Manzoni la vicenda assunse un altro colore, indagando sulla responsabilità dei magistrati. La colonna è stata rimossa nel 1778. Non fu una cosa semplice la rimozione di quel simbolo di ingiustizia. C’è una targa di scusa del comune di Milano.
Vi illustrerò il percorso didattico che ha visto i ragazzi protagonisti attenti verso una tematica che coniuga la letteratura italiana e il sistema di leggi, processi, atti giudiziari e penali, di informazioni distorte e falsate che caratterizzano , ieri come oggi, la nostra società, e che purtroppo non sempre rispettosi della personalità e della dignità del cittadino.
Tutto inizia dall’ etimologia della parola Infame: in famia(in significa non fama ); fama invece dal latino fami significa parlare; da fama viene fuori “famoso” che significa che se ne parla. Fama e famoso hanno un significato né positivo né negativo, la fama è dunque ciò che si dice, la voce pubblica, l’opinione comune. La diceria, si sa è eccitata più volentieri dal male che dal bene! Il riferimento al mondo mitologico è stato un campo obbligatorio perché all’età di 13 anni si apprende anche filtrando contenuti di una certa rilevanza con elementi fantastici. In tal senso, i ragazzi hanno appreso che la Dea Fama, una divinità di Giove, urlava ovunque notizie buone e cattive, rappresentava proprio le dicerie, vere o false che siano .Naturale il riferimento ai web e alle fake new, il cui scopo è quello di attirare l’attenzione, di confermare le paure( le cosiddette bufale) alterando la veridicità delle notizie. Interessante è stato per i ragazzi il confronto tra fake news e la triste cronaca della Milano del 1800, infestata dalla peste.
La vicenda incentrata sull’ingiustizia, ha suscitato nei ragazzi una profonda indignazione: hanno compreso che nessuna legge ci garantisce un giusto processo o la giustizia, dal momento che innocenti sono condannati a morte per una colpa impossibile.( torture, pene di morte in tanti Stati del mondo)
Il ricordo della morte di Enzo Tortora(18 Maggio 1988,) presentatore popolare nello spettacolo italiano, arrestato ingiustamente con accuse infamanti, ha consentito ai ragazzi di effettuare un confronto con i nostri tempi. Talaltro, lo stesso presentatore ha espresso il desiderio che, assieme alle sue ceneri, fosse chiusa nell’urna una copia della storia della Colonna infame di Manzoni.
La ragione c’è ed è significativa. Manzoni scrisse questa storia per dimostrare come la furia di ottenere un capro espiatorio da dare in pasto alla gente che esige immediatamente il colpevole, è un comportamento da barbari, non da civili. In classe i ragazzi hanno letto alcuni passi della lettera che Tortora scrive alla moglie cogliendo l’attualità dell’opera manzoniana.
Così scrive Enzo Tortora alla moglie: Ciò che a loro preme è costruirmi delinquente. Comincia a far freddo in cella, sono indifferente a quello che di infame hanno detto. Hanno un potere tremendo, inumano in democrazia. Incredibile come la gente assorba tutto: è questo che mi atterrisce: da leggi, politici, stampa, tribunali. È un gregge, non un popolo.
Dice Manzoni nella Colonna infame:” ci par di vedere la natura umana spinta invincibilmente al male, come in un sogno perverso da cui non ha mezzo per riscuotersi. L’uomo rimane un burattino in balia degli eventi. Questo, Manzoni non può accettarlo. Nel guardare attentamente i fatti scopre un’ingiustizia che poteva essere vista da quelli stessi che la commettevano. Non poteva non mancare il riferimento a Leonardo Sciascia che nel 1981 scrisse: ancora oggi c’è in corso una battaglia che va combattuta contro uomini come quelli, contro costituzioni come quelli, poiché il passato, il suo errore, il suo male non è mai passato e dobbiamo continuamente viverlo e giudicarlo nel presente. Il più severo dei tribunali è la nostra coscienza. Straordinaria è stata la ricerca, effettuata in classe sul maestro Andrea Camilleri il quale ha profondamente apprezzato La colonna infame di Manzoni; in particolare è stato attenzionato l’articolo del 24 febbraio 2005 riportato dal Corriere della sera.
Così scrisse Camilleri: Ho letto la Colonna infame perché ho trovato argomenti di straordinaria attualità che riguardano sempre l’oppressione dell’uomo, sia o no con i mezzi della tortura .C’è sempre questa sorta di Colonna Infame per gli accusatori e non per gli accusati. E’ infame per coloro che montano un processo falso. Scoprii con piacere che era uno di quei libri che avevano motivato anche l’esistenza di Sciascia, che lo comprò nella mia stessa edizione, io lo presi a Palermo. Lui a Caltanissetta. Ho gustato e capito i Promessi Sposi attraverso questo grimaldello che è la Colonna. In particolare mi colpi una frase della Colonna Infame: Basta, ditemi che cosa volete che io dica: mi colpi che si portasse un uomo a un tale annullamento da fargli dire una falsità nel nome della ricerca di una falsa verità.
Non per ultimo, uno studio particolare è stato rivolto ai giudici Falcone e Borsellino, modelli di legalità, menti brillanti che hanno lottato contro la mafia in Sicilia. I ragazzi hanno approfondito il concetto di legalità, giustizia, moralità cogliendo ancora una volta il nesso letterario con Alessandro Manzoni, il quale ha sottolineato nelle sue opere quanto siano importanti la legalità e i suoi corollari. Lo scrittore condanna la violenza, che fa regredire l’uomo ad una dimensione quasi animalesca, condanna un popolo accecato che vuole soddisfare presto il suo bisogno, il suo desiderio di vendetta su qualunque presunto responsabile. I ragazzi riflettono sul fatto che l’anonima folle milanese, esacerbata dalla sofferenza e dal timore della peste, preme sui giudici affinchè sia trovato un colpevole sul quale sfogare la propria furia. I giudici, per timore o per calcolo, assecondano questa amorfa volontà, assumendo come verità la diceria popolare. Manzoni denuncia il clima di illegalità nella società di allora., l’ignoranza e l’ipocrisia dei giudici che costruiscono un castello di menzogne. Le riflessioni manzoniane risultano attuali: quella che Manzoni chiama folla è oggi chiamata opinione pubblica la quale gode della potente cassa di risonanza di tutti i mass media.
In seguito alla raccolta e all’analisi di queste informazioni, i ragazzi si sono cimentati alla stesura del testo sulla Colonna Infame, manifestando entusiasmo e passione.
.che siamo chiamati a combattere, a cominciare dalla lotta per una società più giusta e democratica, in cui tutti i cittadini siano uguali di fronte allo stesso sistema di diritti e doveri . In tal senso, la classe terza dell’Istituto A.G Roncalli di Burgio nel corso dell’anno scolastico,in occasione dei 150 anni di Alessandro Manzoni ha voluto focalizzare e approfondire il tema della Giustizia attraverso la letteratura, in particolare con  la Storia della Colonna Infame, una storia che ha fatto luce su una vicenda oscura che, nei capitoli31 e 32,  veniva accennata ma non approfondita, una storia del 1800,  che evidenzia l’errore commesso dai giudici e l’abuso di potere che calpestò ogni forma di buon senso e di pietà umana. Si diffuse, infatti, la convinzione che la peste a Milano avesse un origine dolosa: si scatenò la psicosi collettiva e la caccia ai presunti responsabili. I due presunti  untori furono arrestati, torturati e portati in galera. Perquisita la casa di uno di loro, gli inquirenti trovarono e sequestrarono strani liquami considerati pestidenziali atti a prolungare e diffondere la peste. Entrambi perseguitati dagli inquirenti e sfiniti da continue torture cedono alle promesse dei giudici che assicurano la libertà, qualora denuncino altri complici, ma i giudici sentenziano la condanna a morte dei due principali imputati. Viene eretta una colonna con un’iscrizione latina che dovrà ricordare a tutti coloro che la guardano, l’infamia dei propagatori di peste.
Nelle mani di Manzoni la vicenda assunse un altro colore, indagando sulla responsabilità dei magistrati. La colonna è stata rimossa nel 1778. Non fu una cosa semplice la rimozione di quel simbolo di ingiustizia. C’è una targa di scusa del comune di Milano.
Vi illustrerò il percorso didattico che ha visto i ragazzi protagonisti attenti verso una tematica che coniuga la letteratura italiana e il sistema di leggi, processi, atti giudiziari e penali, di informazioni distorte e falsate che caratterizzano , ieri come oggi, la nostra società, e che purtroppo non sempre rispettosi della personalità e della dignità del cittadino.
 
Tutto inizia dall’ etimologia della parola Infame: in famia(in significa non  fama ); fama invece dal latino fami significa parlare; da fama viene fuori “famoso” che significa che se ne parla. Fama e famoso hanno un significato né positivo né negativo, la fama è dunque ciò che si dice, la voce pubblica, l’opinione comune. La diceria, si sa è eccitata più volentieri dal male che dal bene! Il riferimento al mondo mitologico è stato un campo obbligatorio perché all’età di 13 anni si apprende anche filtrando contenuti di una certa rilevanza con elementi fantastici. In tal senso, i ragazzi hanno appreso che la Dea Fama, una divinità di Giove, urlava ovunque notizie buone e cattive, rappresentava proprio le dicerie, vere o false che siano .Naturale il riferimento ai  web e alle fake new, il cui scopo è quello di attirare l’attenzione, di confermare le paure( le cosiddette bufale) alterando la  veridicità delle notizie. Interessante è stato per i ragazzi il confronto tra fake news e la  triste cronaca della Milano del 1800, infestata dalla peste.
La vicenda incentrata sull’ingiustizia, ha suscitato nei ragazzi una profonda indignazione: hanno compreso che nessuna legge ci garantisce un giusto processo o la giustizia, dal momento che innocenti  sono condannati  a morte per una colpa impossibile.( torture, pene di morte in tanti Stati del mondo)
 
 
Il ricordo della morte di Enzo Tortora(18 Maggio 1988,) presentatore popolare nello spettacolo italiano, arrestato ingiustamente con accuse infamanti, ha consentito ai ragazzi di effettuare un confronto con i nostri tempi. Talaltro, lo stesso presentatore ha espresso il desiderio che, assieme alle sue ceneri, fosse chiusa nell’urna una copia della storia della Colonna infame di Manzoni.
La ragione c’è ed è significativa. Manzoni scrisse questa storia per dimostrare come la furia di ottenere un capro espiatorio da dare in pasto alla gente che esige immediatamente il colpevole, è un comportamento da barbari, non da civili. In classe i ragazzi hanno letto alcuni passi della lettera che Tortora scrive alla moglie cogliendo l’attualità dell’opera manzoniana.
Così scrive Enzo Tortora alla moglie: Ciò che a loro preme è costruirmi delinquente. Comincia a far freddo in cella, sono indifferente a quello che di infame hanno detto. Hanno un potere tremendo, inumano in democrazia. Incredibile come la gente assorba tutto: è questo che mi atterrisce: da leggi,politici, stampa, tribunali. È un gregge, non un popolo.
Dice Manzoni nella Colonna infame:” ci par di vedere la natura umana spinta invincibilmente al male, come in un sogno perverso da cui non ha mezzo per riscuotersi.  L’uomo rimane un burattino in balia degli eventi. Questo, Manzoni non può accettarlo. Nel guardare attentamente i fatti scopre un’ingiustizia che poteva essere vista da quelli stessi che la commettevano. Non poteva non mancare il riferimento a Leonardo Sciascia che nel 1981 scrisse: ancora oggi c’è in corso una battaglia che va combattuta contro uomini come quelli, contro costituzioni come quelli, poiché il passato, il suo errore, il suo male non è mai passato e dobbiamo continuamente viverlo e giudicarlo nel presente. Il più severo dei tribunali è la nostra coscienza. Straordinaria è stata la ricerca, effettuata in classe sul maestro Andrea Camilleri il quale ha profondamente apprezzato La colonna infame di Manzoni; in particolare è stato attenzionato l’articolo  del 24 febbraio 2005 riportato dal  Corriere della sera.
Così scrisse Camilleri: Ho letto la Colonna infame perché ho trovato argomenti di straordinaria attualità che riguardano sempre l’oppressione dell’uomo, sia o no con i mezzi della tortura .C’è sempre questa sorta di Colonna Infame per gli accusatori e non per gli accusati. E’ infame per coloro che montano un processo falso. Scoprii con piacere che era uno di quei libri che avevano motivato anche l’esistenza di Sciascia, che lo comprò nella mia stessa edizione, io lo presi a Palermo. Lui a Caltanissetta. Ho gustato e capito i Promessi Sposi attraverso questo grimaldello che è la Colonna. In particolare mi colpi una frase della Colonna Infame: Basta, ditemi  che cosa volete che io dica: mi colpi che si portasse un uomo a un tale annullamento da fargli dire una falsità nel nome della  ricerca di una falsa verità.
Non per ultimo, uno studio particolare è stato rivolto ai giudici Falcone e Borsellino, modelli di legalità, menti brillanti che hanno lottato contro la mafia in Sicilia. I ragazzi hanno approfondito il concetto di legalità, giustizia, moralità cogliendo ancora una volta il nesso letterario con Alessandro Manzoni, il quale ha sottolineato nelle sue opere quanto siano importanti la legalità e i suoi corollari. Lo scrittore condanna la violenza, che fa regredire l’uomo ad una dimensione quasi animalesca, condanna un popolo accecato che vuole soddisfare presto il suo bisogno, il suo desiderio di vendetta su qualunque presunto responsabile. I ragazzi riflettono sul fatto che l’anonima folle milanese, esacerbata dalla sofferenza e dal timore della peste, preme sui giudici affinchè sia trovato un colpevole sul quale sfogare la propria furia. I  giudici, per timore o per calcolo, assecondano questa amorfa volontà, assumendo come verità la diceria popolare. Manzoni denuncia il clima di illegalità nella società di allora., l’ignoranza e l’ipocrisia dei giudici che costruiscono un castello di menzogne. Le riflessioni manzoniane risultano attuali: quella che Manzoni chiama folla è oggi chiamata opinione pubblica la quale gode della potente cassa di risonanza di tutti i mass media.
In seguito alla raccolta e all’analisi di queste informazioni, i ragazzi si sono cimentati alla stesura del testo sulla Colonna Infame, manifestando entusiasmo e passione.

Franca De Santis
 
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