La lingua dei popoli tra le minoranze e le etnie storiche.

Etnie e  letteratura. Si incontrano, si intrecciano e non vivono nelle contraddizioni. La letteratura è sempre un incontro. Un incontro nel quale le metafore sono elementi centrali pur in una cultura che può definirsi popolare. Il discorso, comunque, spinge ad una meditazione sulla quale bisogna soffermarsi.  Sulle sponde dei Grecanici, Catalani e Arbereshe vivono intrecci di tempo. Comunità di mare, le cui eredità e il senso di appartenenza costituiscono non solo modelli storici ben determinati e definiti sia all’interno dei vari contesti geografici sia all’interno di intrecci identitari che si mostrano con dei processi che sono antropologici, artistici e storici. Un dato dominante è rappresentato dal rapporto tra Rito e Tradizione. A queste comunità va necessariamente aggiunta quella Armena.


      D’altronde è, tale rapporto, una componente fondamentale per tutte quelle etnie storiche, il cui valore emblematico è dato dai codici culturali. Ancora una volta si ribadisce l’importanza della lingua ma la sua funzione ha bisogno di ulteriori ancoraggi certi che sono, appunto, il rito e la tradizione. O meglio la difesa delle identità espresse dal rito e la tutela e valorizzazione di quelle tradizioni che garantiscono una continuità tra un processo storico vero e proprio e una affermazione di tali identità nella contemporaneità una etnia (o una comunità di minoranza etnico . linguistica) è viva se oltre alla lingua si tiene fede e si continua a trasmettere dimensioni di tradizioni.


      Da questo punto di vista credo che ogni occasione laica o religiosa sia un riferimento importante e centrale per la salvaguardia di una continuità di valori contenuti nelle tradizioni. Con i Grecanici, i Catalani e gli Arbereshe (ma aggiungerei anche i Sardi e gran parte della cultura Occitana, nonostante il suo costante rapporto con altre aree geografiche e con altri riferimenti territoriali: qui più che il mare c’è un insistere in una “isola” piuttosto ben racchiusa in realtà montuose) e gli Armeni siamo in un campo in cui i parametri della cultura mediterranea sono ben definiti e trovano una loro maggiore completezza se si analizzano proprio la letteratura e l’arte.


Un capitolo, dunque, da aprire e da contestualizzare riguarda la questione della etnia e della cultura del popolo Armeno. Bisogna necessariamente, nel primo Centenario del Genocidio, ridiscutere la storia del popolo e della civiltà degli Armeni. La prima Nazione che ha “istituzionalizzato” il Cristianesimo.


L’Armenia è un bacino tra il mondo asiatico e Mediterraneo. Una lettura che presenta la sua visione non interpretativa ma storica nella verità della realtà culturale e antropologica.
      L’influenza delle tradizioni mediterranee trova una chiave di lettura significativa nel rispetto delle cesellature rituali e nelle funzioni delle festività (ripeto: laiche o religiose). Il Mediterraneo  trasmette una cultura che è quella del mare inteso in senso geografico e reale ma anche considerato come proposta metaforica nel senso che traccia itinerari di viaggio. Soprattutto queste etnie sono etnie che provengono dall’attraversamento del mare al di là di una definizione prettamente cronologica.


      La Grecia e i Balcani da un certo punto di vista creano un legame consistente tra l’Adriatico e, appunto, le acque mediterraneo e chiamano in causa le coste italiane. I Catalani e i Sardi (i Catalani sono una etnia dentro una etnia: ed è un dato che non assolutamente dimenticato) sono la sponda opposta pur sempre in una processo culturalmente considerato dentro la storia del Mediterraneo attraverso anche i rapporti con la Liguria e la Spagna. E qui la lingua è un altro di quei tasselli abbastanza forti che permette di consolidare un incontro tra tradizione – arte e letteratura. Un incontro che stabilire un dialogo.


      La letteratura catalana è un patrimonio non solo di codici semantici ma anche di “reperti” simbolici e interpretativi di una cultura tout – court. Così come l’opera del poeta Italo – Albanese Girolamo De Rada. La lingua catalana e sarda per Grazia Deledda (faccio un esempio) è una straordinaria “officina” nella quale lavorare non solo sul piano semantico e strutturale ma anche in termini di costruzioni di immagini narranti. E le eredità Mediterraneo restano punti nevralgici come restano nodi robusti l’oralità popolare Albanese – Alberese in De Rada. L’unione di queste due letterature è data dalla metafora del mare e delle coste.


      Lo spazio e il tempo sono dentro la metafora – realtà del viaggio – viaggiare. E il viaggio insiste sul concetto di metafora. Il viaggio in Albania per De Rada è profondamente legato alla metafora della distanza – distacco. In Deledda è metafora – realtà ma l’isola è un crogiuolo di assiomi linguistici e  di contenuti ereditari. Non è la stessa cosa con l’Occitano Frédéric Mistral nel quale è ben robusto l’immaginario di una Provenza fatta di terra e di ironia ma ci sono segni che ci possono permettere un raccordo proprio con il testamento letterario di una Deledda che scava nell’anima di un’isola fatta di oralità e arcaismo. Come nei segni emblematici di un De Rada che grazie all’eroe nazionale Scanderbeg sottolinea la biografia di una diaspora che diventa la biografia di un popolo.
      E’ il Mediterraneo che non si concede ad una chiusura ma sottolinea esperienze di contatti con civiltà oltre frontiera. La ritualità e la tradizione sono delle costanti. Il ballo tondo nella cultura Albanese e Arbereshe è il ballo tondo raccontato dalla Deledda. La danza e la musica ora con connotati orientali e bizantini ora con incisi catalani sono nella tradizione di un intreccio la cui metafora del trasportare immagini e movimenti costituisce un essere della cultura. Ma è la religiosità, in questo caso, che richiama forme di liturgia a manifestarsi come espressione di un recupero di arcaico nel moderno.  Il ballo albanese è già nel ballo armeno.


      I racconti e le leggende del Provenzale Mistral hanno un profondo radicamento popolare. Ed è proprio il popolare che lega le culture delle etnie in una dimensione non più o non solo folcloristica ma dichiaratamente antropologia. Ed è qui che l’etno – storia costituisce una premessa chiarificatrice sia per una tensione letteraria sia per una interpretazione rivolta all’arte di queste comunità. Il Mediterraneo con i suoi approcci e la sua memoria resta la centralità di queste etnie. Gli Armeni hanno la favola che raccoglie il fascino della leggenda nel mistero.


      I Grecanici sia nella visione Bizantina sia in quella Magno Greca passano dentro la storia, nell’umanità e nella conflittualità, di un Mediterraneo che ancora una volta si rivela come destino in una civiltà che è passato ma è soprattutto contemporaneità. Nella contemporaneità sono assorbite le desinenze del tempo.


      Queste etnie sono memoria e presente che insistono, con la loro straordinaria cultura, nella contemporaneità. Proprio per questo la memoria o il tempo sono un senso e un sentimento che tracciano orizzonti. Le etnie sono i portati di una memoria dentro l’orizzonte di una contemporaneità che raccoglie i segni di quel viaggio che è tradizione, identità e metafora.

*Pierfranco Bruni – archeologo