“La moschea di Samira” visione d’amore fra un ricciolo e una croce

di Franca De Santis
Torna Pierfranco Bruni con nuovo libro-capolavoro. Un libro criptico ma fin troppo esplicito. “La moschea di Samira” (Mirella). Samira, anagramma di amarsi.
Qui l’autore non si risparmia nel raccontare e raccontarsi. Ecco, direte voi, si parla di moschea quindi di Oriente. Dov’è l’Oriente e dove si trova il lettore? Certo, un libro d’amore ma anche di dissacrazione se lo si vuole interpretare così. La donna dai riccioli biondi è colei che tiene il filo teso con una carnalità necessaria. Si racconta l’amore tra le città dell’Albania e la Macedonia. Da Tirana a Scutari e da Skopie a Tetovo.
Non è solo poesia, è storia! E qui vado in senso inverso all’autore che invece asserisce che la storia non esiste, siamo solo frutto del Tempo. Che forse intende quel tempo di Proust che non ha mai trovato perché mai cercato?<br>
Chi conosce la produzione bruniana ritrova personaggi che non hanno mai lasciato la penna perché mai hanno finito di raccontarsi allo scrittore. La Maria di Magdala e Gesù. Pietro, oh Pietro anche tu tassello di un disegno come Ponzio e Tiberio! Il mio adriatico che era l’Adriatico di Teuta. Mi piace Teuta.
Questo autore che ha tanto viaggiato e tanto ha incarnato i luoghi ci libra sopra di essi in un vortice fra Parigi, Istambul, Scutari e Tunisi. In sintesi, l’amore è amore in tradimento.
Fu scaltro di aspetto e furbo il volto/nel mirar d’Occidente il cammin/che di nostalgie il ritorno visse.

Una trama articolata fra prosa e poesia, con l’uomo pirata e principe, che vive le assenze nei deserti e il silenzio delle presenze. E’ Samira che parlerà di Teuta, regina dell’Illiria, si tolse la vita in un’epoca dove cultura e mari si intrecciano ma mai si piegano. Un uomo in viaggio negli spazi di Ronsard, quando ogni parola vale la sua contraddizione.
Siamo al 31 dicembre ed inizia il diario incomprensibile ed inconsueto di Dio che non trascura l’Inferno. Si ripercorre il discorso della fedeltà e della tradizione con la figura del Pater, costante, inceppata, mai sbiadita e le letture di Carolina Invernizio e Goethe osservate dall’occhio curioso di un undicenne. Documenti solo trascritti che faranno un’altra storia.

E comunque alla fine la donna bionda non ha più i riccioli ma i capelli corti corti.
I libri di Pierfranco Bruni hanno il trascinamento del sublime e mai scontati. Qui, adesso in questa lettura si apre una dialettica coraggiosa sia sul piano poetico che narrante.

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Pierfranco Bruni, nato in Terra Calabra cui è profondamente legato, vive tra Roma e la Puglia da molto tempo. Archeologo, antropologo, letterato e linguista, fecondo saggista e poeta è presidente del Centro Studi Francesco Grisi e vicepresidente del Sindacato Libero Scrittori Italiani. Dal carismatico e sopraffine stile letterario, Bruni è alla seconda candidatura al Nobel per la Letteratura. Già Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali e componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’Estero, nel corso della sua carriera è stato docente in Sapienza Università di Roma ed ha approfondito lo studio rivolto alla tutela e alla conoscenza delle comunità di minoranze etnico-linguistiche.