La scomparsa di Francesco Alberoni. Un sociologo dell’umanesimo della psicologia antropologica

di Pierfranco Bruni
Francesco Alberoni non c’è più.  Webberiano nella visione della vita e delle civiltà. Applicò il metodo sociologico per lo studio dei processi antropologici di massa e dei singoli uomini in una visione in cui folla e movimenti costituiscono la vita reale di un Novecento storico che si muove intorno ai sentimenti, alle emozioni, alle sensazioni.
Studia profondamente la fenomenologia dei popoli e lo fa proprio attraverso una comparazione tra antropologia e medicina, tra conoscenza di un umanesimo religioso nato dalla lezione di Agostino Gemelli e psichiatria, una psichiatria distante dalle “elaborazioni” ma dalla perseveranza dei fatti e dall’impatto con le realtà mutevoli.
Alberoni: “Il coraggio ha due volti. Quello di avanzare e quello di fermarsi o di ritirarsi. Ci sono, nella vita degli individui, delle imprese e dei popoli, momenti particolarmente favorevoli in cui sono possibili cose straordinarie. È il momento di forzare il destino, di osare, di buttarsi avanti. I greci chiamavano questa occasione unica Kairós. Ma l’occasione, il momento va riconosciuto. E per farlo occorre lucida intelligenza, saper decifrare i segnali che ci manda la realtà, ma anche esercitare uno sforzo su noi stessi. Perché noi tutti tendiamo a pensare che le cose continueranno nello stesso modo, ci adagiamo nell’abitudine ed abbiamo paura di rischiare”.<br>La visione di Webber sta come direttrice fondamentale per una consapevolezza di una coscienza aperta, ovvero libera, e decisiva.
Sono numerosi i suoi scritti la cui prima stagione va da: I fattori culturali dello sviluppo economico in Sardegna, Milano, Vita e pensiero, 1960.
Contributo allo studio dell’integrazione sociale dell’immigrato, Milano, Vita e pensiero, 1960.
L’élite senza potere. Ricerca sociologica sul divismo, Milano, Vita e pensiero, 1963.
Consumi e società, Bologna, il Mulino, 1964.
L’integrazione dell’immigrato nella società industriale, con Guido Baglioni, Bologna, il Mulino, 1965.
Ricerche sulla partecipazione politica in Italia, III, L’attivista di partito. Una indagine sui militanti di base nel PCI e nella DC, con altri, Bologna, il Mulino, 1967.
Pubblicità e televisione, con altri, Torino, ERI, 1968.
Lo Stato democratico e i giovani, con altri, Milano, Edizioni di Comunità, 1968.
Statu nascenti. Studi sui processi collettivi, Bologna, il Mulino, 1968.
Psicologia del vestire, con altri, Milano, Adm Marketing In.Co. Gritti, 1969.
Classi e generazioni, Bologna, il Mulino, 1970.
Per la critica della organizzazione del lavoro. Atti del seminario di studio Bologna 1972, con altri, Milano, Sapere, 1972, fino a penetrare quello status che è sentimento delle consapevolezze.
Uno spartiacque è segnato dal suo Innamoramento e amore con il quale va ad affrontare una sfera completamente intima dell’essere uomini, tanto che solleva la coperta dei pudori mascherati con saggi sulla passione, sull’eros, sul corpo, sul sesso nelle donne e negli uomini ponendo l’accento su due aspetti fondamentali: l’invidia e la speranza.
Infatti una stagione di mezzo della sua ricerca è rappresentata da testi come: Innamoramento e amore, Milano, Garzanti, 1979.
Le ragioni del bene e del male, Milano, Garzanti, 1981.
La società industriale metropolitana e i problemi dell’area milanese, con altri, Milano, F. Angeli, 1981.
Sul disco, con altri, Milano, Associazione dei fonografici italiani, 1981.
L’albero della vita, Milano, Garzanti, 1982.
L’amicizia, Milano, Garzanti, 1984.
Il presente e i suoi simboli, con altri, Milano, F. Angeli, 1985.
L’erotismo, Milano, Garzanti, 1986.
Ci saranno successivamente problematiche come l’amicizia, il sogno, i giovani e il loro tempo, l’amore e i grandi amori, il bisogno e le necessità, il tempo e per ultimare il suo percorso con un aggiornamento e rivisitazione delle leadership e delle masse ieri e oggi.
Uno studioso complesso che ha saputo articolare il suo essere uomo pensante sempre. I suoi studi sul socialismo e il liberalismo completano la sua ricerca. Ebbe come principio di base in tutta la sua vita l’uomo e gli uomini.
L’umiltà, il coraggio e la speranza restano capisaldi nell’insegnamento di Francesco Alberoni. In un suo concetto base si coglie: “Noi sappiamo che, qualsiasi mestiere facciamo, qualsiasi compito svolgiamo, ogni giorno incontreremo continuamente opposizioni, ostacoli da superare. E in certi casi le difficoltà sono così grandi da farti pensare che forse sia meglio lasciar perdere, ritirarsi. Ti assalgono allora un’immensa fatica e il senso dell’inutilità di ogni cosa. Hai solo voglia che tutto finisca. Lo scoramento è una terribile tentazione”.
Alberoni era nato a Borgonovo Val Tidone il 31 dicembre del 1929. È morto a Milano il 14 agosto del 2023.
Molto incisivo resta questo concetto scavato nella roccia del pensiero: “Perché Napoleone non capisce cosa sta accadendo? Perché non è intelligente? Perché l’azione degli altri è oscura? No, lui è intelligente e gli altri agiscono nel modo più chiaro. È caduto vittima dell’errore che facciamo tutti: non abbiamo il coraggio di ammettere che le circostanze sono mutate e che dobbiamo cambiare radicalmente comportamento”.
Se dovessi definire Alberoni oggi, dopo i miei studi su di lui e i vari incontri tra Roma e Milano, mi viene da sottolineare che è stato un sociologo delle civiltà nell’umanesimo della psicologia antropologica degli uomini e delle masse lette come folla.