L’eresia e il disordine. Una filosofia del profondo.

un problema ontologico ma anche metafisico…resta sempre una questione religiosa. La religiosità è stata distrutta dalla teologia. Cristo è illuminazione non teologia. In fondo i popoli e le civiltà si scontrano teologicamente… vivono di eresia. I veri Santi non vengono mai dalla teologia ma dalla Eresia. Chi vive nell’eresia vive nel giusto. Ma cosa è il giusto? Contraddizioni. Gli uomini e i popoli sono un viaggio di contraddizioni. La vita è il labirinto nel cerchio dei silenzi…L’unica salvezza possibile è la fede..

Camminare tra i luoghi dell’ovvio è abitudine. Si uccide il sublime. Gli uomini come i popoli vivono nella attrazione della speranza. La speranza è una “filosofia” cristiana o soltanto cattolica.
Ma ascoltiamola nel profondo. Potrebbe anche essere una illusione.

Noi siamo continuamente in bilico tra l’illusione e la speranza che qualcosa possa mutare o possa portarci oltre lo stato di coscienza o inconsapevolezza nel quale ci troviamo a vivere.
Se ci affidiamo alla speranza viene meno il concetto di destino. Se ci affidiamo alla Provvidenza entriamo nelle stanze di una speranza salvifica. Gli uomini e i popoli sono un viaggio di contraddizioni.
L’unica salvezza possibile è la fede.

Il Dio che illumina e al quale confidiamo per toglierci dagli intrighi della speranza illusione provvidenza destino. Ma non possiamo fare a meno di questo Dio.
Il fatto è che nasciamo nella cultura del mito e non in quello della fede. Il mito considerato come sacro?
I popoli e le civiltà nascono nel mito e non nel “sacro” inteso come conversione salvifica e come misericordia.
Dagli dei al Dio. La metafisica è dentro il concetto di eterno e di immortale.

È un problema non solo ontologico ma anche metafisico dunque. Resta pertanto sempre una questione religiosa.
La religiosità è stata distrutta dalla teologia. La teologia domina sulla libertà dello Spirito e del Mistero. I veri Santi non vengono mai dalla teologia ma dalla Eresia. Affermazione dura ma storicamente dentro il mistero della fede e nel cammino dei mistici.

Cristo è stato un eretico.
Un disubbidiente. Un ribelle. Cristo ha semplicemente perdonato senza giudicare.
La teologia ha bisogno di conoscere per dettare i passaggi del perdono.
Cristo intuiva percepiva conosceva.
Il vero cristiano oggi è quello che è senza chiesa. È quello che vive il mistero e non il linguaggio della liturgia. Non credo alla “rappresentatività” del sacerdote nella metafora incarnata di Cristo. Cristo è stato considerato processo teologico perché la teologia è la manifestazione dell’esercizio.

L’occidente e l’Oriente si scontrano sulla dimensione della teologia, ma se pensassero alla figura non teologica di Cristo e di Maometto non avrebbero cosa contendersi.
I monaci tibetani sono lungo la strada della Illuminazione e pregano per la salvezza. Sono costantemente perseguitati.
I nativi d’America si sono lasciati guidare, ma siamo in tempi moderni, dalla figura dello Sciamano che non è altro che un Cristo che non ha lo strumento della Croce ma ascolta il vento la terra il fuoco la luna. Sono stati massacrati.

Cristo è illuminazione non teologia.
In fondo i popoli e le civiltà si scontrano teologicamente. Se pensassero che il tempo della vita si muove su un immaginario sarebbe un infinito. Eppure sanno che devono scontrarsi per un finito.
Gli uomini sono un interesse di egoismo. La teologia cerca di superare le superbie ma crea le regole.
Il mistero è un ascolto. È un desiderio. È uno scavo nell’indefinibile. Ognuno di noi comincia a dialogare nell’alba.
Ha davanti un serpente e un silenzio.

Il serpente ci parla con gli occhi accattivanti e ci invita alla bellezza alla ricchezza alla facilità. Il silenzio non parla non dice nella sua immobilità e sta come un ramoscello caduto e assente. Sta a noi scegliere mettendo da parte la speranza le illusioni il destino la Provvidenza. La santità teologale è una santità senza mistero. Senza la fantasia del dubbio ci sono le maschere. Noi siamo uomini e siamo popolo e siamo popolo perché siamo civiltà.

Ogni sera mia madre e mio padre mi avevano insegnato educato a recitare l’Ave Maria e il Padre Nostro. Io non ho smesso di farlo anche ora che loro camminano sulla strada di Dio.
Sarà abitudine o tradizione. Io ho bisogno di pregare. Accanto a queste preghiere intorno alla mia anima canto le parole del dio del Sole. Il mio canto Sciamano.
Io non faccio differenza tra Cristo della Croce e lo Sciamano della Luce.
Mi abitano con la dolcezza e con il dolore, con la GRAZIA e con la INVOCAZIONE.

Un gesto d’amore di misericordia di carità. Non mi pongo più domande. Vivo senza risposte e cerco di guardare la vita dal silenzio.
Dal silenzio osservo il viaggio di Cristo e il canto dello Sciamano mentre il monaco del deserto mi invita a pregare con le mani giunte.


Oh Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Voi!
Oh Dio fai sorgere sempre il Sole dalle nuvole e guidaci nella Pace.
Oh città del deserto ho attraversato la notte per un solo attimo di Illuminazione: Namaste.
A noi figli dei deserti è dato comprendere perché i dervisci ruotano nella danza che ci conduce al Cielo.

“Con le tue labbra
hai fermato come vento sull’onda
la mia voce
e le mie parole hanno incontrato il tuo sorriso
de tes baisers
‘ai fermé mes mots
et moi en toi
J’ai vécu tes baisers
mon amour
sur vos lèvres
mio amore
amami
come io ti cerco
in questi giorni in cui l’assenza
misura ogni distanza di tempo
ma ti raggiungerò
stanne certa
per raccogliere tutti i silenzi
e farne una girandola di sogni
e pur avendoti incontrata
tra i passi vissuti a metà
non ti lascerò
e nessuna nostalgia avrai
perché
io
nessuna nostalgia avrò
mon amour
vous êtes tous les jours
et les jours vous vivrez
amami
e se ti cerco è perché l’assenza
ha i giorni di sabbia nel tempo delle distanze
e tu mi aspetterai
lungo la Riviera
ed insieme
ascolteremo gli echi
della notte sul mare
mio amore
sei questi giorni
per essere sempre
mon amour
toujours rester dans le je vis
tous les jours
dans tous les jours”.

Il mistero ci raccoglie. Sempre. Si vive di magia e di miracoli. In amore nella vita. Ma avrebbe senso la vita senza il tempo?

“Verrà un giorno in cui questo amore non finirà e si racconterà e mentre si ascolterà io e te non saremo ombra o lontananza ma un solo destino e tu sfiorerai le mie labbra ed io intreccerò le dita nei tuoi capelli e ci ameremo senza raccogliere cocci di tempo. Verrà un giorno in cui nella stanza accanto nella quale si racconta tutto ciò che le voci diranno io e te abiteremo l’orizzonte del nostro mare per un amore che si vive. Semplicemente per un amore che non sarà un amore ma il mio e il tuo nel nostro”.

Il Cantico dei Cantici mi ha portato lungo le attese del viaggio per condurci nelle stanze della memoria e nei labirinti della luce.
I popoli come gli uomini vivono di eresia. Chi vive nell’eresia vive nel giusto. Ma cosa è il giusto? Contraddizioni.
La vita è il labirinto nel cerchio dei silenzi. Un elogio dell’eresia per chi vive nel giardino delle rose di notte.

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Pierfranco Bruni, nato in Terra Calabra cui è profondamente legato, vive tra Roma e la Puglia da molto tempo. Archeologo, antropologo, letterato e linguista, fecondo saggista e poeta è presidente del Centro Studi Francesco Grisi e vicepresidente del Sindacato Libero Scrittori Italiani. Dal carismatico e sopraffine stile letterario, Bruni è alla seconda candidatura al Nobel per la Letteratura. Già Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali e componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’Estero, nel corso della sua carriera è stato docente in Sapienza Università di Roma ed ha approfondito lo studio rivolto alla tutela e alla conoscenza delle comunità di minoranze etnico-linguistiche.