Scavare il sottosuolo

di Pierfranco Bruni

Non so se serva a qualcosa a qualcuno. Viviamo in quanto presente tra l’idea e il beneficio dell’idea. Ma l’idea è soltanto un inciso rispetto al progetto del pensiero. L’intrecciarsi tra vissuto e presente è una costante nelle civiltà che sono radicate. Quando non rispettano un radicamento o peggio tradiscono l’essere radici commettono non solo un omicidio-suicidio. Ma un errore. Viviamo attraverso la fenomenologia la metafisica dell’errore. La contraddizione è una volontà che permette di essere unici. Ognuno di noi è abitato dalla sua propria contraddizione. Propria, impropriamente, da proprietà. Non si può essere individui uomini persone oggettivi viventi, ma soggettivi che cercano la permanenza non nel tempo ma nel ricordo. È una benevolenza oltre la malevolenza di rincorrere l’eternità. Non dobbiamo mai considerarci uomini finiti e tanto meno infiniti. Siamo semplicemente uomini del determinato che hanno bisogno di comprendere e quando non è possibile almeno di accettare. Determinato. Ovvero de-terminato. Terminato a priori? Kant è una astratta ragione pratica. Occorre entrare in quella fenomenologia che ha dato tanta ira a Schopenhauer. La rappresentazione come volontà? Più fenomenologia di questa la si trova solo in Hursell. Ma sono disperati che si trovano imbrigliati nell’angoscia e nel decaduto: Kierkegaard e la sua malattia mortale e Nietzsche con il suo oltre il bene e il male. A chi serve tutto ciò? Ad una sola cosa: a pensare il pensiero e a cercare di non confondere l’idea con il sottosuolo del penso e sono dunque essere pensante. La differenza tra la chioccia e l’aquila consiste nel gioco del nascondimento per la salvezza e nella libertà come rischio perpetuo. In entrambe le figure lo scavo e il cielo sono il tempo necessario per capire la differenza tra la libertà e l’essere liberi.