Stefania Romito e il suo Delyrio

di Franca De Santis

<Il mio nome è il tuo nome>, con questa asserzione, quasi lapidaria si chiude il il romanzo Delyrio di Stefania Romito edito dalla casa editrice “La Bussola”. E’ un romanzo dove i conti in sospeso con se stessi diventano travaglio di un’esistenza vissuta fra immaginazione e immaginario. L’io narrante palesa ma non manifesta una personalità complessa e sfaccettata che si ritrae e si espande, come il modo ondoso del mare, profonda come gli abissi, mutevole come in tempesta. E’ questo un libro che lascia interrogativi portando il lettore a vivere dimensioni evanescenti dell’amore pur nell’interpretazione passionale.
L’autrice Stefania Romito, con al suo attivo numerose altre pubblicazioni di narrativa, saggistica, lirica ha risposto, con la grazia che la contraddistingue, ad alcune domande
– Stefania, partiamo dalla copertina di forte impatto visivo. E’ stata realizzata da te. Hai voluto raccogliere in una immagine tutto il senso del narrato?

Il meraviglioso disegno rappresentato in copertina è opera dello scrittore Pierfranco Bruni, che oltre ad essere uno straordinario autore, è anche un artista eccelso. Gentilmente mi ha accordato il permesso di rappresentare questa sua opera artistica in copertina perché, a mio parere, esprime in maniera immediata l’essenza intrinseca del libro. Lo sguardo stranito dall’espressione folle, la bocca spalancata su un baratro oscuro e imperscrutabile e quella macchia al centro del viso che rievoca una figura di donna, tutto rimanda al mio personaggio assuefatto dal delirio di un amore in costante bilico tra realtà e finzione. E poi i colori del disegno, oscuri e brillanti al tempo stesso, che rievocano l’altalenanza tra inferno e paradiso che connota ogni sentimento d’amore quando viene vissuto fra tormento ed estasi._ Tu donna racconti l’amore attraverso l’io narrante uomo, cosa ti ha spinto a calarti, letteralmente in una personalità così complessa?
L’idea nasce da un desiderio di sfidare me stessa, come autrice. Non avevo ancora mai narrato dall’interno della mente maschile e l’idea di farlo ha stimolato oltremodo la mia fantasia. Ma naturalmente la sfida non si limitava soltanto a questo (già di per sé piuttosto “impegnativa”) ma anche a “osservare” l’universo maschile attraverso gli occhi di un uomo. Un uomo che viveva l’amore in maniera totalizzante dal quale faceva dipendere ogni singola azione del suo vissuto. Un’impresa non semplice che ha sollecitato in me nuovi meccanismi di scrittura.

-Questo libro si discosta diametralmente dai tuoi precedenti, quali sono i punti salienti della trama?
Come dicevo, con questo libro ho desiderato principalmente sfidare me stessa perché, a mio parere, ogni scrittore deve continuamente mettersi in gioco contemplando nuovi ambiti di indagine. È una sorta di estenuante ricerca nel tentativo di restituire sempre inediti risultati di scrittura, da un punto di vista della propria produzione letteraria. Personalmente, non amo ripetermi nelle storie che invento. Come autrice mi diverto molto di più a “perlustrare” nuove dimensioni di pensiero e di introspezione. Delyrio nasce in quest’ottica e dal desiderio di realizzare un qualcosa di nuovo nella mia scrittura. Con questo libro sperimento la narrazione in prima persona che dona una visione omodiegetica alla voce narrante. Infatti, voce narrante e personaggio arrivano a congiungersi in una sola entità psicologica che racconta la storia dal “di dentro”. L’unica visione che potevo contemplare per rappresentare gli aspetti più reconditi di una personalità travagliata e complessa. Un punto di vista univoco che dovrebbe suscitare nel lettore l’immedesimazione, almeno è quello che auspico. Riguardo la trama, Delyrio è uno di quei libri che vanno letti e vissuti nell’intimità del silenzio, cercando di attivare i propri sensi e prestando attenzione alla voce di un sentimento che rivendica con forza una sua dignità. Non mi sento di dire altro.

-C’è uno scrittore che influenzato questo tuo esperimento?

Non sarei sincera se dicessi di no. La scrittura di Pierfranco Bruni, la sua incredibile capacità di introspezione psicologica e di analisi interiore, ha suscitato in me il desiderio di “sperimentare” la scrittura intimistica in prima persona. Il fatto di aver scelto come protagonista assoluto un personaggio maschile, ha costituito una ulteriore sfida. Mi auguro di averla vinta anche solo parzialmente.

-Perché passando fra gli scaffali di una libreria qualcuno dovrebbe scegliere di leggere questo libro invece che un altro?
Per scandagliare gli aspetti più misteriosi del proprio essere. Per conoscere meglio noi stessi. Perché anche nelle personalità più semplici si annida una zona d’ombra spesso ignota che custodisce la vera essenza. E non c’è nulla di più potente dell’amore per metterci a nudo e per far crollare ogni nostra più solida certezza. Amare l’amore ci rende felici, anche nel dolore….