Sulle sponde della Magna Grecia, venerdì 22 marzo a Grottaglie, con Pierfranco Bruni

Era il 1954, quando Vittorio Bodini individuava già una cesura all’interno dell’Ermetismo e parlava pertanto di una linea fiorentina e di una linea meridionale. Da allora, le differenze fra nord e sud sono andate accentuandosi e la cosiddetta questione meridionale ha investito anche il mondo letterario.
Ne è derivata una assenza, più o meno marcata a seconda delle edizioni, di autori del meridione all’interno dei manuali scolastici. Fatta eccezione per i soliti noti e grandi nomi del Novecento, fra cui spicca senza dubbio Pirandello per spazio occupato, agli autori del sud sono dedicate poche pagine, se non addirittura paragrafi; a tal proposito, si possono citare due vincitori del Nobel come Deledda e Quasimodo. Per loro qualche estratto e un paio di paragrafi.<br>Ma come porre rimedio a questo atteggiamento?<br>Come dare il giusto spazio agli autori di quella che, un tempo, fu la Magna Grecia?
Per arginare questa tendenza è necessario tracciare una linea meridionale e riconoscerne l’importanza accanto – e mai in conflitto – a quella lombarda, a quella ligure e a quella toscana. Una visione organica e adesa quanto più possibile al magmatico reale patrimonio letterario italiano è possibile solo se si approfondisce la conoscenza della produzione peninsulare e insulare tutta, senza esclusione alcuna. Questo è uno degli obiettivi di Sulle sponde della Magna Grecia – Il Novecento di Spagnoletti, Carrieri, Grisi e gli altri, di Pierfranco BruniMicol Bruni e Marilena Cavallo, a cura di Rosaria Scialpi e edito da Passerino Editore.
Il saggio, che ha i contorni di un anti-manuale, scandisce la storia letteraria del Novecento italiano riportando il meridione all’interno del dibattito critico-letterario, senza indugiare in localismi e in schemi ormai vetusti e disancorati dal reale.
Sulle sponde della Magna Grecia, allora, non ha intenzione di riproporre l’immagine di un sud da cartolina, fertile e da bozzetto idilliaco così come non cede a paternalismi e/o vittimismi legati alla questione meridionale – già ampiamente e abbastanza efficacemente esplorata da Gramsci in passato – e alla posizione dello scrittore in questo contesto. Sono lontani i tempi in cui l’unica voce ad avere monopolio della visione del sud era Cristo si è fermato a EboliSulle sponde della Magna Grecia, e questa nuova edizione nello specifico, offre, semmai, una narrazione realistica dei luoghi ma soprattutto di chi ha contraddistinto il Novecento letterario del sud, essendovi nato o essendosi inestricabilmente legato ad esso. Un approccio, questo, che si è rivelato imperativo per un territorio – quello della Magna Grecia – con una storia composita e riccamente variegata, a sua volta sorretta da una parola d’ordine: incontro.
Incontri di popoli, persone, lingue che si fondano e contaminazioni di idee. Questa è la Magna Grecia e questa è ancor di più quella del Novecento, dove D’Annunzio incontra Grottaglie, il cinema di Rodolfo Valentino incontra la parola poetica, Pinto e Spagnoletti conoscono Dante e lo ascoltano, il presente incontra il passato mitico, il contingente concreto abbraccia la dimensione onirica e della sospensione del reale.
I contorni sfumano.
Si frantumano le immagini.
L’oriente e l’occidente non sono che riferimenti convenzionali quando si congiungono.
Si sposano il passato e il presente.
Le identità si fondono e tessono ragnatele di pensieri.
Ci si radica. Si appartiene.
Il resto è storia e letteratura.
Una storia letteraria spesso stemperata, trascurata, vilipesa, taciuta… ma che trova nelle pagine di questo volume spazio per vibrare, interrogare e forse provocare.
Sulle sponde della Magna Grecia – Il Novecento di Spagnoletti, Carrieri, Grisi e gli altri, Passerino Editore, 2023