Verso le elezioni europee

Verso le elezioni europee – L’Europa e l’Italia di oggi vedono un ceto dirigente politico che, probabilmente assai carente in ordine ad aspetti di competenza sugli argomenti che sono chiamati, spesso per fortuna pro tempore, a normare, ha nella ideologia l’elemento che governa le loro scelte.
Scelte che impattano sulla vita di tutti i cittadini.

Cittadini troppo spesso trattati come sudditi.

La coerenza, infatti, fra il programma presentato in campagna elettorale e le azioni normative attuate durante il periodo di governo, sia che esso sia centrale che amministrativo, è pressoché inesistente. Sempre.
Gli elettori italiani lo stanno vedendo, e subendo, con l’Esecutivo Meloni.<br>Esecutivo che, al netto di quanto ha, dal mio punto di vista assai meritevolmente, compiuto in ordine della devastante norma che fu il Reddito di Cittadinanza, nulla o quasi ha compiuto per dare un segnale di forte discontinuità con gli esecutivi precedenti. Discontinuità che fu la cifra che la portò a vincere le elezioni ed a salire a Palazzo Chigi.
Nulla importa, questo pensa chi scrive, se l’attuazione del programma su cui è stata votata ha trovato “muri insormontabili” da superare, uno statista non propone ciò che non ha certezza di poter mantenere e, nel caso dovesse addivenire alla certezza di non essere nelle condizioni di attuare il programma su cui è stata onorata dal voto, per coerenza e rispetto del proprio pensiero, si dovrebbe dimettere e riportare la nazione al voto ove potrebbe presentarsi con un programma più “realistico”, almeno rispetto alle sue capacità di attuazione.
Altrettanto si può dire di molte amministrazioni ed amministratori locali.
La famosa “scatola di sardine” di grillina memoria da “aprire” e quella altrettanto simbolica richiesta di “onestà, onestà, onestà” sono rimasti slogan che non trovano una reale messa a terra dall’attuale ceto dirigente ed amministrativo politico tutto.
Chi ha la consuetudine con le altre nazioni occidentali, assai spesso, rimane basito nel constatare la siderale distanza che separa la qualità dei servizi pubblici nella nostra amata Italia e nel Paese che lo sta ospitando.
Impossibile in Europa, la sempre citata Europa dai benpensanti, subire l’onta di vedersi dare un appuntamento a centottanta giorni per una visita medica, tantomeno per una TAC necessaria per diagnosticare uno Stato oncologico.
In Italia, se non si ha il solito “telefono amico”, questa onta è drammaticamente frequente.
Altrettanto impossibile, sempre nella citatissima Europa, ricevere una cartella esattoriale errata, ovviamente mai a favore del cittadino, o, addirittura, è successo recentemente a persona a me direttamente nota, vedersi bloccare i conti correnti dall’agenzia delle entrate su atti già “opposti”.
In Italia, con buona pace del concetto dello “Stato amico”, questo accade.
In Italia non solo non vi è alcuna relazione fra la dimensione, abnorme, di tasse e tributi che noi italiani siamo chiamati ad onorare, e la sempre più scadente qualità dei servizi che lo Stato e le amministrazioni pubbliche ci forniscono.
Impossibile, tanto per fare un esempio, dover camminare fra i cumuli di immondizia a Berlino, Parigi o qualsiasi altra capitale europea, ma assolutamente certo doverlo fare nel centro storico di Roma.
Roma Caput Mundi!
Questi sono solo alcuni dell’innumerevole quantità di esempi, catastrofi, con cui noi cittadini italiani dobbiamo convivere a causa dell’inadeguatezza del nostro ceto dirigente.
Un ceto dirigente che, ben coadiuvato da un sistema mediatico assai impegnato ad essere prono al potere, dedica molto più tempo a propagandare i “successi” italiani che a invertire la rotta ed iniziare a risolvere le tante criticità italiche.
Vi sono, inoltre, le “mode”, esercizi di comunicazione utilissimi a distogliere l’attenzione, ovviamente sempre attraverso i media, dai “problemi veri” con cui debbono quotidianamente confrontarsi i miei connazionali.
Oggi, sempre per giocare un po’ con le inezie, siamo stati tutti coinvolti sul tema dei “30 all’ora”.
Un tema che, in realtà, è un “non tema”.
È di tutta evidenza, infatti, che l’impatto di questa norma è strettamente correlato ai servizi pubblici forniti dal comune ove essa viene applicata.
I “trenta all’ora” non è, o almeno non dovrebbe essere, un tema ideologico.
Dovrebbe, sottolineo dovrebbe, drammaticamente in Italia non è, essere un tema strettamente sotto il controllo di pianificatori urbani e del traffico.
Dirigenti che dovrebbero essere nella condizione di attuare un equilibrio tra le diverse esigenze concorrenti a questa norma correlati.
Soprattutto dovrebbero essere scevri da affermazioni scientificamente false ma utili alla demagogia collegata all’ideologia a cui gli stessi fanno riferimento.
Mi rendo conto che in Italia chiedere questo è chiedere troppo.
L’Italia è, purtroppo, ancora, nella melma della “questione morale” richiamata, incredibile quanto tempo è passato, da quello statista che era Enrico Berlinguer a cui segui un’altro gigante che portava il nome di Giovanni Spadolini.
Grandi tempi, quelli!
Un ceto dirigente, il nostro, italico ed europeo, assai annubilato dalle teorie di alcuni ambienti finanziari che, attraverso le stesse e le conseguenti politiche, intendono eterodirigere il sistema socio politico economico e favorire il loro personale arricchimento.
Da questo drammatico “algoritmo di interessi” trova origine il tema politico della “transizione ecologica” e le conseguenti norme finalizzate a garantire un “ecosistema di mobilità più sostenibile”.
Mobilità “sostenibile” che altro non è che una clava finalizzata a favorire un mercato di sostituzione dei veicoli con auto elettriche i cui costi di gestione e la cui fruibilità rendono gli stessi totalmente non competitivi con quelli tradizionali.
Veicoli tradizionali che oramai si basano su tecnologie che garantiscono impatti ambientali risibili.
Quasi ilare prendere atto che il mondo degli “ecologisti” non alza il dito sull’inquinamento causato dal litio, indispensabile per produrre accumulatori, ma alza barricate insormontabili sulla costruzione di nuove, e di ultima generazione, centrali nucleari.
Gli stessi “ecologisti”, però, non alzano le stesse barricate contro l’acquisto di capacità energetica da Stati confinanti che producono la stessa con centrali nucleari poste ai nostri confini.
Non fosse drammatico per il nostro sistema produttivo tutto questo sarebbe comico.
Purtroppo questi, come innumerevoli altri esempi, riportano il nostro pensiero, il nostro ragionamento, al tema dell’etica.
Kant ci insegnò che etica ed estetica sono due facce della stessa medaglia e camminano insieme.
Cosa di positivamente estetico possiamo vedere nell’abbandono delle nostre città, nei comportamenti di una pubblica amministrazione che vessa i propri utenti, in una sanità pubblica che lascia morire i suoi malati rinviando di sei mesi l’inizio delle cure per salvare loro la vita?
Cosa di positivamente estetico possiamo vedere nella protervia di certe scelte internazionali?
Come non dichiarare, dopo questi e tanti altri esempi, senza alcun timore che noi cittadini elettori pretendiamo, non auspichiamo, di poter eleggere un ceto dirigente, politico ed amministrativo, di spessore culturale ed etico diverso.
La nostra immensa storia italica lo merita, lo impone.
Ignoto Uno